TUTTI FOTOGRAFI

CON LA COMPOSIZIONE

DEGLI ALTRI

TUTTI FOTOGRAFI CON

LA COMPOSIZIONE DEGLI ALTRI

Dovremmo smetterla. No, dico davvero, smettiamola. Come se vivessimo senza regole.

Soggetti tagliati? Elementi inutili nella composizione? Forse. Ma a chi importa davvero? A chi interessa?

A chi legge questo articolo? Forse.

A chi pubblica sul proprio social preferito? No di certo.

Quindi?

Quindi facciamo che non interessa, ma dovrebbe interessare, a tutti coloro che commentano le foto altrui, che hanno appena finito di frequentare un corso (o magari neanche) e che, tra le informazioni del proprio profilo social, evidenziano con fierezza il nome della propria macchina fotografica, probabilmente entry level con obbiettivo kit e che, come detto, si prendono la briga di commentare.
Poniamo il caso che non esistano regole allora. Quindi, senza regole, comprendiamo perché siamo tutti fotografi con la composizione degli altri.

LE REGOLE

SOTTOFORMA DI INSULTI

No tranquilli, non ci sarà un banner over 18 per leggere l’editoriale e non ci andrò giù pesante (credo), però vorrei provare questa formula: dico quello che devo dire facendo notare l’orrore di alcune affermazioni, quasi insultando tutti coloro che si sentiranno colpiti, perdendo visite sulla piattaforma e potenziali nuovi utenti. Piano di marketing perfetto direi.

In realtà il marketing su BACKFOCUS non esiste; BACKFOCUS vuole essere uno spazio di idee, concetti, partorite da menti brillanti il cui unico obiettivo è quello di avere un piccolo angolo per esternare le proprie passioni, come se fosse quasi un nostro dovere provarci.

Proviamo quindi ad esternare le nostre passioni. Ma la vostra, di passione, qual è?

MA QUAL è

IL SOGGETTO?

Certe volte mi viene posta una domanda, all’apparenza semplice, ma che ha una risposta parecchio articolata: “vorrei imparare a fotografare, me lo consigli un corso di fotografia?”

Credetemi, subito dopo “la fidanzatina ce l’hai” e “quando ti laurei”, come domanda scomoda, c’è lei. La domanda sul corso di fotografia.

La risposta, dopo attente analisi è…ni. Cioè sì, ma bisogna saperlo seguire.

Non fraintendetemi, i corsi sono utili, soprattutto se si ha poca “costanza” nell’apprendere. Si ha la possibilità di fare domande ed interagire con più persone con la stessa passione. Tutto ciò che viene fatto in un corso può essere imparato da autodidatta, ma non è automatico che succeda. Quindi se si ha la possibilità seguite un qualsiasi corso fatto bene, ma seguitelo bene.

Con seguire non intendo stare attenti, quello è implicito. Intendo dire… state attenti a come lo seguite. Il corso di fotografia, quello fatto bene, non vuole imporvi un’impronta ma solo fornirvi degli strumenti per comprendere meglio come scattare. Sta a voi capire che anima di fotografo aleggia nel vostro io interiore.

E se, cosa che succede spesso, finito il corso aveste la brillante idea di chiedere ad un vostro amico appassionato di fotografia di farvi “vedere/commentare/criticare” le sue foto, vi prego, non indite un concorso fotografico che ha come primo premio il vostro benestare.
Per due motivi. Il primo è che al vostro amico la vostra opinione, fresca di corso base (o avanzato che sia) di fotografia, interessa il giusto, cioè zero, soprattutto se il vostro, anche se autodidatta, ha speso centinaia di ore per apprendere tecniche e fare prove sul campo; secondo motivo, ben più importante, il fine ultimo del corso o di chi impartisce il corso (parliamo sempre quello fatto bene) è darvi la possibilità di fare le domande giuste, non le osservazioni sbagliate. Fate domande, ma fate quelle corrette.

Non trasformatevi in critici fotografici.

L’elica di una barca abbandonata su una spiaggia con un tramonto come sfondo. Bella foto? Mica tanto. Ecco, però magari domandate cosa voleva trasmettere con quel soggetto “particolare”, non “qual è il soggetto”; perché comunque, per quanto orrendo e senza significato, cosa sia il soggetto si capisce, soprattutto se l’unica cosa a fuoco e presente nella composizione è il relitto stesso.

Evitate quindi di essere introspettivi quando non serve.

 

LA REGOLA DEI TERZI

CLASSIFICATI

I casi sono due: o chi segue un corso o chi inizia a fotografare appena legge “regola dei terzi” viene catapultato in un universo parallelo stile matrix e tutto ciò che non rispetta e rispecchia la suddetta regola risulta catalogato come anomalia, oppure, come sopra, tale frase aziona un bottone di odio profondo per tutto ciò che non rientra nella sempre mai troppo citata regola dei terzi.

Adesso vi svelo un segreto: orecchie aperte perché tenderò a bisbigliare, onde evitare che si possa creare caos social mediatico: non esiste solo la regola dei terzi.

Per prima cosa, spieghiamo cos’è la regola dei terzi. Come sempre, lasciamo i tecnicismi a chi di dovere e senza entrare in merito con termini particolari e cerchiamo di capirla senza capirla realmente.

Prendete una foto, suddividetela con due linee orizzontali e due linee verticali. Si creeranno quindi dei punti di intersezione tra queste linee. Ogni punto, insieme alla linea che li collega, viene definito punto di interesse e lì, in teoria, viene “inserito” ciò che vogliamo risaltare, il nostro soggetto.

Bello no? Facile. Ecco, fin troppo, perché in genere, sarà per la semplicità di esecuzione o perché è la prima che viene spiegata, si fraintende che questa famigerata regola dei terzi sia l’unica applicabile. In realtà, oltre ad essercene altre, questa regola non è sempre la scelta migliore.

Ricordatevi un concetto semplice ma efficace: la fotografia è il fermo immagine di un’emozione.

La regola dei terzi, ad esempio, va spesso di pari passo con la regola dello spazio: il soggetto deve avere uno spazio, un percorso, una strada da seguire e nella direzione in cui guarda, per dare un senso di movimento. In questo la regola dei terzi viene parecchio in aiuto, perché posizionare il soggetto in un’intersezione significa comunque lasciare due terzi della foto “vuota”, quasi a simboleggiare lo spazio da percorrere.

Lo spazio appunto. Il movimento. E se invece noi volessimo l’opposto? Se volessimo mostrare la staticità di un soggetto? Impossibile a muoversi, la difficoltà di movimento? In quel caso, ad esempio, una foto con soggetto al centro e un meraviglioso panorama alle spalle, quasi come quel soggetto fosse intrappolato in una gabbia d’oro, non sarebbe una scelta migliore evitare la regola dei terzi?

Il terzo classificato, la medaglia di bronzo, il gradino più basso del podio. Da dove si guarda verso l’altro, verso la direzione da intraprendere, come la regola dello spazio. Come dovrebbe essere se si ha voglia di imparare più che di professare una religione sconosciuta.

TI PREGO

Mai più piedi tagliati

Io qui invece ho sempre avuto serie difficoltà a rimanere calmo, pacato, quasi gentile.

Io immagino durante le lezioni: “e mi raccomando ragazzi, quando inquadrate il soggetto, fate in modo che non si percepisca la mancanza di qualche parte del corpo. Buona regola infatti, non tagliare mai il soggetto nelle giunture delle articolazioni.”

Vero, tutto tremendamente vero. Però una domanda: vi ha mai sfiorato l’idea che forse, dico forse, questo concetto sia solamente la punta di un iceberg mastodontico?

Anche qui, specifichiamo con concetti relativamente corretti. Tutto quello scritto sopra è giusto, ma bisogna adattarlo a quello che il fotografo intende trasmettere.

Oltre a questo pensiero, abbastanza banale e che ritroviamo per ogni argomentazione fotografica, bisogna far presente che questa regola non è l’unica regola.

Come in ogni tematica si vengono a creare diverse scuole di pensiero e anche qui, quando si parla di composizione e in questo caso specifico di “inquadratura del soggetto”, abbiamo diverse tipologie di “piani” da utilizzare, a seconda delle nostre idee fotografiche.

Non serve spiegare per filo e per segno tutto, ma basti sapere che esistono inquadrature a figura intera, piano americano, piano medio, mezzobusto, primo piano e primissimo piano, ognuna con un taglio specifico (sì, tra questi c’è anche un taglio all’altezza della tibia vicino al ginocchio) e sono certo, sono abbastanza certo, che la foto che avete criticato qualche tempo fa probabilmente rientrava in uno di questi tagli e che, senza saperlo, avete sprecato un’altra occasione per imparare piuttosto che professare.

 Sì, sempre quella religione sconosciuta.

Quante domande. E quante risposte date. Tante? Bene, sappiate che la composizione è, insieme all’esposizione, forse l’argomento più ramificato della fotografia.

Credetemi, non abbiamo scritto nulla. Non abbiamo toccato argomenti come la sezione aurea, la regola della pregnanza, quella della somiglianza o della vicinanza; e ancora la direzionalità della fotografia, la percezione visiva, l’indirizzamento dello sguardo o ancora la regola del ribaltamento o il metodo delle diagonali.

Ci sarà tempo per parlarne, forse in appuntamenti successivi, ma non era questo l’intento di questo pezzo.

Ogni articolo vuole lasciare un messaggio e questo, per questa volta, voglio spiegarlo. Siate creativi senza pretendere perfezione tecnica, basta solo che tale perfezione non sia argomento di discussione per fotografie altrui. Vi divertite a fotografare? Bene. Fatelo e pubblicate sui vostri social preferiti, ma non date lezioni, accettate i consigli, non professatevi fotografi e non firmatevi le foto finché non siete sicuri che, tecnicamente (non dico a livello compositivo), la vostra foto sia ineccepibile; sulla firma però vi rimando al prossimo editoriale, quando si parlerà di autorialità.

Almeno adesso per certo sapete che ci sarà un altro articolo.

“Ma le mie foto hanno tanti like, io ne capisco di foto.”

Facciamo che gli articoli saranno almeno due dai, aggiungiamo quello sul rapporto social e foto belle.

Avete appreso poco questa volta? Beh, non era mia intenzione spiegarvi nulla. Questo non è un corso di fotografia, di quelli fatti bene.

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