La post-produzione

Introduzione

La post-produzione

Mi succede spesso, dopo aver pubblicato una foto sui social, o dopo averla fatta vedere a qualche amico, di sentirmi chiedere “ah, bella! Ma l’hai modificata al computer?”
La mia risposta, salvo rari casi in cui effettivamente, per motivi vari, ho davvero dovuto ritoccarla, è sempre la stessa: “no…”. A quel punto allora non mi prendono sul serio, continuano ad incalzarmi dicendomi “no, non è possibile, non ci credo…è uscita veramente così dalla macchina fotografica?”
“No, non è uscita così…”, rispondo io, “e allora vedi, avevo ragione a dire che l’hai modificata!” Ed io rimango zitto, perché tanto è una battaglia persa in partenza!

Altre volte leggo e sento dire invece, anche da fotografi o presunti tali, che “la vera fotografia non va modificata”.

Foto meravigliosa ma...
...senza post-produzione non puoi cogliere i dettagli

Ora provo a farvela io  una domanda

qual è la vera  fotografia?

“Davvero credete che quando fate una foto col cellulare, o con una reflex in modalità automatica, sia quella la vera fotografia? Non sapete quanto vi state sbagliando. Quella è la fotografia che vi ha restituito lo strumento fotografico. Ma non è la vostra fotografia…semplicemente, in quel momento, state accettando l’immagine che la macchina fotografica ha catturato per voi.

Sei impazzito, mi direte. E invece no. Se è veramente questo quello che credete, allora evidentemente non conoscete la base della fotografia digitale.
Facciamo un passo indietro, torniamo ai tempi della fotografia analogica (si, quella con le pellicole ed i negativi). Tralasciando il fatto che non si vedeva sul display l’anteprima della fotografia, e che quindi si doveva essere veramente bravi ad impostare la foto ed a cogliere l’attimo, cosa succedeva dopo? Semplice…quando erano terminate le 24 o le 36 pose, la macchina fotografica cominciava a fare un rumore strano, cioè raccoglieva la pellicola in quanto terminata. A quel punto, si toglieva il rullino vecchio e lo si portava dal fotografo, nell’attesa che i negativi venissero sviluppati e che si potessero vedere le tante desiderate foto…sempre che fossero uscite bene!

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Quello che faceva il fotografo era però  un mistero

Molto banalmente, lo sviluppo consisteva nel portare il negativo in camera oscura, dove si utilizzavano componenti chimici per il suo fissaggio, e nello stamparlo successivamente mediante l’utilizzo di un ingranditore e di un supporto cartaceo.

Succedeva spesso che il fotografo “modificasse” a suo piacimento la foto tramite il diverso utilizzo dei componenti chimici, magari semplicemente immergendovi di più o di meno il negativo in modo da schiarire o scurire tutta l’immagine o parte di essa.

L’utilizzo di queste tecniche manuali poteva alterare altre caratteristiche, come il contrasto o l’esposizione. Addirittura una tecnica di sviluppo chiamata cross-processing alterava in modo imprevedibile i colori della foto sulla quale veniva applicata, conferendole un tocco diverso, più “artistico”, diversa dalla normale cartolina a cui si era abituati.

In questi casi però nessuno si sognava di dire al fotografo “hai alterato la fotografia”, si accettava e basta e, anzi, molti fotografi davano (giustamente) il loro tocco personale alle foto ricorrendo proprio a queste tecniche.

Cosa è avvenuto con l’avvento della fotografia digitale? Molto semplice: il negativo non esiste più. Errato. Esiste. Esiste eccome. Ovviamente non esiste più in formato “solido”, ma in formato digitale. Una volta si chiamava banalmente “negativo”, oggi si chiama raw ed è un file grezzo (raw, appunto) che contiene una grandissima quantità di informazioni su ciascun punto della foto: luminosità, colori etc.

Cosa succede quando scattate una fotografia con un cellulare, o con una digitale utilizzata in modo automatico? Semplice! Lo strumento fotografico elabora i dati grezzi catturati dal sensore digitale in base a dei “preset”, cioè delle impostazioni settate di default, cioè di fabbrica, senza che voi possiate rendervi conto (o quasi) di quello che lo strumento sta facendo per voi!

Siete ancora convinti quindi che quella sia la vera fotografia? No, in realtà è quella che la macchina fotografica vi sta proponendo e che voi state banalmente accettando!

Il lavoro di post-produzione, cioè lo sviluppo della foto, che c’è sempre stato (anche col rullino, ne abbiamo discusso prima!) anziché farlo voi, a vostro gusto, in base al vostro stile, al vostro modo di vedere la foto, ai vostri sentimenti…lo sta facendo la macchina fotografica per voi, in modo automatico, e voi lo state banalmente accettando!

Quindi ora vi chiedo nuovamente…è questa la vera fotografia? Secondo me, NO!

Anzi, non è fotografia, è un banale “punta e scatta”, accettando passivamente quello che uno strumento ci propone.

Certo, questo può essere comodo, si pensi ad esempio ad un fotografo sportivo a bordo campo che ha necessità di inviare rapidamente le foto alla sua testata giornalistica a fine partita oppure in tempo reale…è ovvio che non ha il tempo di svilupparle manualmente e quindi è costretto, per forza maggiore, ad inviare quanto la macchina fotografica propone.

Ma in una foto fatta per passione, per lavoro, ma che deve essere di qualità, la postproduzione manuale, il tocco personale, il gusto soggettivo, è imprescindibile.

È parte stessa della fotografia. Non ci può essere foto senza due fasi: la prima, quella di scatto, che è molto difficile, perché è lì che nasce la foto in termine di composizione, di sentimenti, di passione; la seconda, è quella di sviluppo.

La post-produzione appunto. Non facile anch’essa, perché ci permette di enfatizzare quello che vogliamo da una foto, siano i colori, i dettagli, le luci, le ombre.

E non finisce qui.

La post-produzione permette di recuperare, quando più quando meno, alcuni errori che sono stati commessi in fase di scatto (premesso che una foto scattata e concepita male è comunque pessima!).

Concludendo, la post-produzione, lo sviluppo del digitale, è parte fondamentale del processo fotografico.

Il digitale, con l’evoluzione tecnologica, ha permesso di ampliare e superare dei limiti che l’analogico aveva.

“Come avviene la post-produzione? Cosa è veramente possibile fare? Beh, questo sarà il tema dei prossimi articoli.”

A CURA DI

FRANCESCO BUCCAFURNI