BACKFOCUS SPORT

CHARLES LECLERC

LEAVE ME 
ALONE

Un secondo. Meno di cento metri. Per 53 giri.

Diamo i numeri.

I numeri spesso sono lo specchio della realtà, anche se a volte mostrano una realtà diversa da quella vista dai nostri occhi.


E noi? Che realtà abbiamo visto? Domenica 8 Settembre quale realtà abbiamo avuto davanti agli occhi?
La realtà dei numeri? Una realtà diversa?


La realtà è che non ci frega poi molto dei numeri; i numeri servono agli statisti. Noi parliamo di emozioni, di attimi che segnano una passione.
Però un numero vorrei darvelo. Un numero presente in un cartello, sulla sinistra di curva 1.

100.

I metri che separano dalla curva. Il punto di staccata ottimale. Per 53 giri, con l’avversario ad un secondo. A meno di cento metri da te, ad una velocità di 340 km/h.
Inizia tutto ai 100.

Il record dei 100 metri

Eccolo l’attimo, quello di cui parlavamo prima.

Eccolo, lo vediamo noi, lo sentono loro.

Uscita perfetta dalla parabolica e via fino a quell’istante. Dove freni. Non dove dice il cervello; fosse per lui freneresti molto prima.

No. Freni dove sai di dover frenare, ignorando quello che gli occhi vedono. Un tunnel di velocità. Tutto fuori fuoco. In “BACKFOCUS”, appunto. Il fuoco è lontano, verso la curva.

E il cuore sa già dove frenare.
E Charles al giro 36 sa dove frenare. Quei 100 metri sono sempre lì e frena, dove doveva frenare. O forse qualche metro dopo, tanta è la voglia di guadagnare anche un singolo millesimo sull’avversario.
Frena e va lungo. Come tanti, quasi tutti almeno una volta. Ci sta.

No. Non che non ci sta.

Charles non ci sta, non ha voglia, non oggi, non qui. La regola non scritta vuole che, chi va lungo, faccia la via di fuga con la chicane, per non rovinare la macchina sui dossi e ritornare in pista perdendo almeno un secondo. Ancora quel secondo.


Ma lui non ha un secondo, non oggi, non qui. La differenza.

 

La differenza

E quindi non si taglia, si passa sui dossi come qualsiasi fiat panda mentre si è in ritardo a fare la spesa, ad una velocità a cui una panda non arriverà mai.

Vero, si passa dai 340 km/h agli 80 km/h. Ma prendetelo voi un dosso a 80 km/h con una macchina alta da terra pochi cm; vola qualcosa dal fondo della monoposto, cuore in gola. Sempre di attimi si tratta, ma non di passione bensì di paura.

Era un pezzo del dosso. Si continua, anche a meno di un secondo adesso, ma non importa.
È davanti e anche dovesse fare come al giro 23, quando per poco non si toccavano, Lewis non passerà.
Perché se dovesse passare Charles lo sa, la Mercedes nel settore centrale fa la differenza e probabilmente prenderebbe il margine per non essere attaccata in rettilineo.

Ma la vera differenza Charles l’ha fatta su quel dosso, perché della macchina oggi non importa neanche a chi l’ha costruita, perché secondi a Monza significherebbe ritardare di un altro anno la vittoria.


Per Celentano ne bastavano 10, per Charles 9 erano sufficienti. Le ragazze come le assenze di vittorie. Adesso si torna a vincere.

Not in my House

“Leave me Alone.”

Come in Austria contro Verstappen, anche a Monza contro le Mercedes è rimasto solo.

In Austria lo aveva chiesto via radio di esser lasciato solo, questa volta no.

Domandava al suo ingegnere ogni giro, ogni maledetto giro, quanto mancasse alla fine, perché Monza è diversa dal resto del mondo.

Negli altri circuiti non vuoi avere nessuno davanti, qui desideri qualcuno che ti trascini con la scia; Charles lo sa e lo sanno anche in Mercedes. Le provano tutte.

Hamilton si ferma prima, Bottas allunga lo stint. Niente da fare, non oggi, non qui, perché Monza è diversa.

Charles è diverso, perché a chiamarlo con il cognome fai fatica se lo senti parte della famiglia ferrarista.

Quella chicane tagliata, quell’accompagnare Hamilton fuori.

Tutto perché hai la stessa stoffa di chi prima di te si è seduto al tavolo delle icone del motorsport e speri che anche tu, un giorno, possa avere i numeri per sederti con loro. Allo stesso tavolo, perché in quel contesto i numeri contano.

Tutto perché non hai voglia di perdere in quella che è casa tua adesso e lo sarà per parecchio tempo, altrimenti la voglia di parlare in italiano a fine Gran Premio non l’avresti.

Il desiderio di gridare, urlare alla fine. Urlo di chi aveva un secondo di margine sulla sconfitta, per 53 giri.

Non serve gridare Charles, ti hanno sentiti tutti, anche chi era dietro di te. Per 53 giri. Per 306 km.

 

“Leave me Alone.”

E sì che ti lasciamo solo Charles. Non tengono il passo neanche i tuoi avversari, figuriamoci noi.

“We leave you alone.”

 

 

A CURA DI

SALVATORE CARBONE

Sport e fotografia. Due categorie che condividono l’importanza  dell’attimo da catturare.

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